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Salve,

ho appreso cosa accade agli animali sul territorio nazionale, durante una delle ricorrenze (Festa del Sacrificio o di Id al-adha) in cui viene praticata la macellazione rituale ‘halal’, grazie alle recenti immagini ottenute dall’organizzazione internazionale Animal Equality. Circa 200 strutture in Italia, su specifica deroga, possono effettuare questa pratica assai cruenta in cui viene recisa la trachea e l’esofago per dissanguare gli animali, provocando una morte lenta e dolorosa.Ritengo che l'uccisione di ogni singolo animale sia ingiusta e che non esista alcun metodo di macellazione indolore, allo stesso tempo però risulta evidente dalle immagini rese pubbliche, che una particolare forma di crudeltà rituale è permessa in deroga alle norme vigenti sul benessere animale. Nel video è possibile riscontrare continue percosse e violenze; gli animali vengono sbattuti contro delle grate, legati e costretti a vedere i propri simili barbaramente uccisi. Una volta che arriva il loro turno vengono sgozzati senza stordimento (come prevede la macellazione rituale) ed è evidente che non muoiono al primo taglio ma si dimenano e agonizzano lungamente, ingerendo in molti casi parte del sangue circostante, un fatto che provoca loro ulteriore dolore e sofferenza.Sebbene i rituali siano una parte rilevante della cultura di ogni popolo, è altrettanto importante avviare un percorso di progresso culturale e di educazione che porti concretamente al rispetto di ogni essere vivente. Le immagini che Animal Equality ha raccolto investono tutti noi di un'importante responsabilità, richiamandoci alla necessità di intervenire il prima possibile per porre fine a così tanta violenza.Sulla base di quanto esposto e reso pubblico chiedo formalmente al Parlamento Italiano di avviare le opportune procedure istituzionali per vietare la macellazione rituale secondo quanto previsto dal Regolamento Comunitario 1099/2009 in vigore dal Gennaio del 2013, che permette di adottare disposizioni nazionali di maggior protezione nei confronti degli animali uccisi nei macelli. In Europa il dibattito sul tema ha già portato alcuni stati, come Norvegia, Svezia, Islanda e Liechtenstein, a porre forti limitazioni alla macellazione rituale religiosa, ed al suo totale divieto in due stati membri dell'Unione, la Polonia e la Danimarca, oltre che in alcuni stati federali dell'Austria e nell'intera Svizzera. È il momento che l’Italia intraprenda la strada che porti al più presto al divieto di questa pratica così cruenta.Distinti saluti,-----Petizione indirizzata a:Luca Sani, Presidente della XIII commissione Agricoltura della CameraMassimo Fiorio, Vice PresidenteAdriano Zaccagnini, Vice PresidenteLuciano Agostini, SegretarioSilvia Benedetti, Segretario

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Investigazione

Animal Equality rende pubblica un’investigazione sotto copertura all’interno di una delle circa 200 strutture italiane in cui è permessa la macellazione rituale. Le immagini raccolte denunciano la violenza nella fasi di macellazione ‘halal’ inferta a centinaia di montoni, durante la Festa del Sacrificio (o di Id al-adha). Gli animali vengono percossi e sbattuti contro delle grate, legati e costretti a vedere i propri simili barbaramente uccisi, sgozzati senza stordimento, come prevede la macellazione rituale.

In Europa il dibattito sul tema ha già portato alcuni stati, come Norvegia, Svezia, Islanda e Liechtenstein, a porre forti limitazioni alla macellazione rituale religiosa, e al suo totale divieto in due stati membri dell’Unione, la Polonia e la Danimarca, oltre che in alcuni stati federali dell’Austria e nell’intera Svizzera.Animal Equality lancia, sulla base delle immagini raccolte, una nuova campagna per ottenere il completo divieto anche in Italia.

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Photos

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Esperti

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“Con il dissanguamento la morte cerebrale dovrebbe avvenire in 20 secondi per un montone, ma può avvenire molto più tardi come in questo caso, che è molto angosciante da vedere perché assai probabilmente questi animali stanno provando un dolore fisico intensissimo. C’è inoltre la possibilità che alcuni dei montoni abbiano aspirato sangue nei loro polmoni durante questo processo.”

Dr. Adele Lloyd, Vice-President del Sentient – Istituto Veterinario per l’Etica Animale, Australia

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“Il montone non muore immediatamente, ed in realtà tra un’uccisione e l’altra c’è una grande variabilità nel tempo che trascorre tra lo sgozzamento e la morte. Lasciando intatto il sistema nervoso centrale e quello periferico e tagliando solamente la pelle, i muscoli, la trachea e i vasi sanguigni, si lasciano intatti i collegamenti nervosi necessari per essere coscienti e sentire dolore, mentre il corpo si dissangua lentamente. Questo dolore estremo comporta un progressivo abbassamento della pressione sanguigna, della temperatura corporea e porta ad uno shock estremo…”

Erika Sullivan, Medico veterinario, Canada

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“Nel video di Animal Equality gli ovini appaiono spaventati e stressati: scalciano, saltano uno sopra all’altro, si dimenano mentre vengono calpestati e percossi. L’Allegato III del Regolamento CE 1099/2009 vieta che gli animali vengano sollevati o trascinati per la testa, le orecchie, le corna, le zampe, la coda o il vello.”

Federica Tassano, Medico Veterinario, Italia
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Pre-diary

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Pensieri degli investigatori

“Quel giorno piove, alcuni momenti a dirotto, e gli animali vengono uccisi proprio sul larghissimo portone scorrevole che porta all’interno del macello. Presto il sangue si mischia all’acqua e mi trovo a camminare in tre dita di sangue rappreso che nonostante i calzari a fine giornata mi inzupperà scarpe e calzini. Le operazioni procedono molto velocemente all’inizio, tanto che più di una volta mentre sono inginocchiato a riprendere un’uccisione vengo sporcato del sangue di un altro animale che stanno uccidendo alle mie spalle.”

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“Ricordo quando sono andato a filmare il carico di questi animali diretti al macello; c’era un capretto che giocava, scornava le balle di fieno e correva, si arrampicava sulla schiena dei montoni (agnelli). Dopo qualche ora, mentre mi trovavo all’interno del macello ho sentito un belato disperato, mi sono girato, era lui, un operatore lo stava portando all’interno dove un altro lo attendeva per legargli le zampe. Il capiretto continuava a belare disperato e il responsabile ha ordinato di ucciderlo subito altrimenti “rompeva i coglioni”. Un operatore gli ha tagliato la gola mentre un altro gli teneva serrata la bocca. Questa scena mi è rimasta dentro e ci rimarrà per sempre, vedere due uomini grandi e grossi piegati e inginocchiati sul suo piccolo corpo, per tenerlo fermo, mi ha fatto rabbrividire, e poi quel gesto… tenergli la bocca tappata per non farlo strillare; tutto ciò mi ha fatto staccare
per un attimo dalla concentrazione e dal distaccamento che solitamente riesco a tenere quando sono intento a filmare in un macello o in un allevamento.”

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“Quando sono andato via dal macello, mi sono seduto in macchina e ho guidato, non ho pianto o imprecato, non mi sono sentito triste o allucinato, schifato o arrabbiato. Queste sono state emozioni e sensazioni che ho avuto solo i giorni seguenti. Quel giorno ho guidato fino a casa e ho deciso che finché potrò, lotterò per i diritti degli animali, perchè ci sia un educazione diversa su questo tema, perché ciò che ho filmato quel giorno non è giusto e non abbiamo il diritto di farlo, non abbiamo il diritto di uccidere o di disporre della vita di qualcun altro.”

Per maggiori informazioni

contact-fabrizia-angeliniFermiamo la Crudeltà Rituale
è una campagna di Animal Equality
Tel: (+39) 370 71 22 316
[Lun./Ven. dalle 10:00 alle 13:00]
Email: Info@AnimalEquality.it